Doctor Who alla Comic-Con 2018

Oggi c’è stato il panel di Doctor Who alla Comic-Con di San Diego (nella Hall H, la sala più grande e importante dell’evento).

Ecco un video di Jodie che va alla Comic-Con:

Presenti Jodie Whittaker, Chris Chibnall, Tosin Cole e Mandip Gill.

In attesa che compaia qualche video integrale, il dato principale che è uscito è la conferma che ci sarà l’episodio di Natale (si vociferava che l’epoca degli episodi di Natale fosse finita). Inoltre non ci saranno episodi doppi.

Per un report completo, tweet, dopo tweet, vi lascio a questo articolo di BadTV.

Flattr this!

Trailer dell’undicesima stagione

Così, a sorpresa dalla Comic-Con!

Doctor: All of this is new to me… new faces… new worlds… new times.
So, if I asked… really, really nicely… would you be my new best friends?

Doctor: Right! This is gonna be fun!

Traduzione veloce:

Dottore: Tutto questo è nuovo per me… nuove facce… nuovi mondi… nuovi tempi.
Quindi, se ve lo chiedessi… in maniera molto, molto gentile… vorreste essere i miei nuovi migliori amici?

Dottore: Bene! Sarà divertente!

Flattr this!

“Rose”, di Russell T. Davies

Qualche mese fa sono usciti quattro romanzi ispirati a quattro episodi delle stagioni moderne, nello stile delle vecchie novelization Target (una volta questa cosa succedeva per tutti gli episodi ed era l’unico modo che i fan avessero per rivivere le storie, prima di internet e prima dei videoregistratori).

I quattro romanzi sono

  • “Rose”, di Russell T. Davies
  • “The Day of the Doctor”, di Steven Moffat
  • “Twice Upon a Time”, di Paul Cornell
  • “The Christmas Invasion”, di Jenny T. Colgan

Inoltre nella stessa edizione è uscito anche “City of Death”, di James Goss.

Noterete che i primi due romanzi sono di particolare interesse perché sono stati scritti dagli stessi autori degli episodi in questione, RTD e Moffat!

Attenzione! I romanzi sono ovviamente in lingua inglese!

Non ho potuto quindi esimermi dall’acquistare almeno questi due… spendiamo quindi due parole su “Rose”!

RTD sceglie di ricreare interamente l’atmosfera dei romanzi del Dottore… che spesso e volentieri iniziano con la storia di un personaggio che non si vedrà mai più nel corso del romanzo stesso perché muore alla fine del prologo. Come inserire questa struttura narrativa in “Rose”, che una struttura narrativa già ce l’ha? Semplicemente espandendo il ruolo di “Wilson”, il collega di Rose che il Dottore semplicemente dichiara morto all’inizio dell’episodio. Qui scopriamo invece che era una specie di truffatore che aveva fatto la cresta sui soldi della lotteria e che ovviamente viene ucciso dagli Auton alla fine del prologo.

La storia prosegue più o meno sulla struttura indicata dall’episodio, ma RTD ha spazio per aggiungere diverse nuove scene e diversi approfondimenti che rendono il libro sicuramente migliore dell’episodio (che non era un granché come episodio in sé, ricordiamolo). Mickey ha una band, la vita di Clive viene spiegata molto meglio (e Clive ha documentazione su molti altri Dottori, incluso il Tredicesimo e altri possibili futuri!), gli Auton sono molto più “cattivi” e il massacro alla fine è molto più cruento… e molte altre cose che evito di spoilerare per chi vuole leggere il romanzo.

Quindi, complice anche l’abilità di scrittore di Russell, tutto scorre in maniera molto più fluida rispetto all’episodio… Clive, appunto, la trasformazione di Mickey, le decisioni di Rose, il rapporto con Jackie… tutto quanto.

Aggiungo solo che a un certo punto si sente Graham Norton alla radio. Se vi ricordate, per errore durante la prima trasmissione di “Rose” si sentì per un pezzo Graham Norton che parlava in sottofondo.

Vi lascio una bellissima intervista a RTD e Moffat sui loro libri.

Amazon.it: “Rose“, “The Day of the Doctor“, “Twice Upon a Time“, “The Christmas Invasion“, “City of Death

Flattr this!

Twice Upon a Time

“Laugh hard. Run fast. Be kind. Doctor, I let you go.”

Lo so, lo so. Non ho mai commentato la decima stagione, alla fine. E m’è pure piaciuta (non come la nona, ma più dell’ottava)… ma alla fine non ho avuto il tempo e l’occasione per farlo.

Ma non posso lasciare passare questo episodio senza dire almeno due parole!

Capaldi è stato un grandissimo Dottore, mi manca già moltissimo e al momento fatico a pensare a chiunque altro nei panni del Dottore. In questo ultimo suo episodio è davvero perfetto e il suo discorso finale finisce subito in testa alle migliori rigenerazioni di sempre. E come non associare le cose che il Dottore dice al suo successore a quello che Moffat direbbe a Chibnall? Le ultime parole del Dottore sono “Doctor, I let you go”, ma sono anche le ultime parole di Moffat. Mai tanto nei panni del Dottore come ora. E di Bill, che poco prima ricorda che la cosa più difficile con il Dottore sia appunto lasciarlo andare.

Anche David Bradley è stato perfetto nel ruolo del Primo Dottore. L’avevamo già capito tutti in An Adventure in Space and Time, ma vederlo realmente nel ruolo del Dottore è stato fantastico. E il suo rapporto con il Dodicesimo è stato gestito in maniera a dir poco perfetta. Sì, è stato accentuato un po’ il suo sessismo (in realtà quasi assente dalle storie originali o quantomeno non presente in questa maniera esasperata), ma è stata un ottimo modo per mostrare il contrasto con il Dottore odierno e anche per far capire a un certo genere di “fan” che Jodie Whittaker oggi non può che essere la benvenuta.

Jodie Whittaker… che in meno di un minuto e mezzo riesce subito a essere fantastica e a farsi amare, con quell’espressione felice alla David Tennant e il suo “Brilliant!” che sembra un po’ ancora provenire dall’uscente Capaldi, affascinato dal cambiamento. Il TARDIS sembra meno impressionato però, se vogliamo leggere la caduta del Dottore come un “Ma chi sei tu? Che vuoi?”. Lo scopriremo tra qualche mese! Certo è che Chibnall è stato furbo a evitare controlli manuali su parti del corpo, propendendo per un molto più semplice schermo. Certo è anche che il Tredicesimo Dottore inizia sostanzialmente come l’Undicesimo (l’unica differenza è che l’Undicesimo era riuscito a malapena a restare aggrappato al TARDIS).

E passiamo a Murray Gold. Una frase scritta decine e decine di volte, su queste pagine, ma che forse ora è stata scritta per l’ultima volta. Continua a essere solo una voce, ma non ci sono ancora state smentite… La voce vuole Murray Gold fuori dalla prossima stagione. Peggio ancora, la voce dice che sia stato Chibnall a non volerlo (immagino semplicemente per portarsi il suo. Ma in ogni caso… non si fa Chibnall, non si fa. Se Murray Gold vuole restare, Murray Gold deve restare, fine del discorso.) Quindi, sperando siano voci false e/o che Chibnall rinsavisca, in questo episodio Murray Gold è stato assolutamente fenomenale. Non solo tanta musica nuova e originale, ma anche il ritorno di tanti vecchi temi che non si sentivano da anni… il tema del nono (e decimo) Dottore, “Doomsday”, “Vale Decem”, “I Am the Doctor” e molto altro. Anche in nuovi e fantastici arrangiamenti. E fino alla fine, fino all’anello che cade dal dito di Jodie. Brividi. Quando pubblicheranno i CD spero che riservino alla colonna sonora di questo episodio un CD intero, come stanno facendo con “Heaven Sent” per la nona.
Naturalmente questa ricchezza di temi nell’episodio potrebbe essere la conferma che questo è un addio. Ma non ci pensiamo, non ci pensiamo ancora e godiamoci la musica.

Torniamo all’episodio… Clara! Che bella idea e quant’è felice il Dottore di riavere i suoi ricordi. Alla faccia degli haters di Clara, anche questa storia è giunta al termine nella maniera migliore.

E naturalmente Bill. Non si riusciva a capire in effetti in che modo Bill sarebbe potuta essere nell’episodio (a meno di tornare con Heather, ma sarebbe stato strano). Così invece tutto ha senso e non c’è bisogno di far risorgere o recuperare nessuno dal passato. Pure Nardole può ricomparire tranquillamente, visto che comunque prima o poi pure lui morirà e verrà “salvato” (certo che questa tecnologia porta all’estremo quello che succede a River Song in biblioteca. I ricordi di tutti vengono salvati, quindi, sostanzialmente, Moffat finisce la sua gestione con un enorme EVERYBODY LIVES, così come avevo iniziato nel 2005 in “The Doctor Dances”.

E questo include il “nonno” del Brigadiere! Era scontato, ma come ho detto molte volte, meglio una cosa scontata e logica di una sorpresa illogica. Il personaggio interpretato da Mark Gatiss era già bellissimo di suo (pur non facendo altro che bere brandy e dire che non capiva niente), renderlo il “nonno” del Brigadiere, in un ennesimo giusto omaggio a quest’ultimo, chiude di nuovo il cerchio. Perché ho messo “nonno” tra virgolette? Perché in realtà il nonno paterno del Brigadiere non si chiama così ed è un personaggio già esistente nella particolare continuity del Brigadiere i cui diritti sono degli eredi dei suoi creatori. Quindi per loro questo non può che essere il “prozio”. (Cose strane i diritti sulla creazione dei personaggi nel Regno Unito.) Chissà, magari invece in futuro scriveranno un libro per integrare questa storia nella sua continuity!

Infine, meravigliosa l’idea di ambientare il tutto in corrispondenza della tregua di Natale del 1914.

Ho visto che i pochi che si sono lamentati dell’episodio si sono lamentati soprattutto per l’assenza di una storia vera e propria… è questo è in realtà abbastanza vero. Tra l’altro non c’era un nemico! Anche la misteriosa forma “aliena” non era cattiva e questa in realtà l’ho trovata davvero una cosa molto originale. Ma in ogni caso la storia in questo caso è secondaria, è la scusa per permetterci di sentire i due Dottori parlare tra di loro. Per permetterci di apprezzarne le differenze e la maturazione nel corso dei decenni (o dei secoli, a seconda dei punti di vista). Per farci godere delle fantastiche interpretazioni di tutti quanti. Per capire quanto costi lasciare andare un Dottore e come il suo ruolo sia quello di chi interviene quando l’universo non riesce a essere una favola. In “The Eleventh Hour” Moffat aveva stabilito che questa era una favola e ora, ottantatre episodi dopo, lo ribadisce prima di andarsene. E lo è perché è il Dottore a renderla tale.

Non saprei che altro aggiungere… Capaldi è stato un grandissimo Dottore, Moffat è stato ancora più grande come autore e showrunnerSherlock e Dracula (e magari un film di Press Gang? No, eh?).

Chris e Jodie, ora tocca a voi.

10 su 10.

Flattr this!