Remembrance of the Daleks

Remembrance_intTime will tell. It always does.

Non è facile parlare di un episodio così denso di riferimenti alla continuity generale della serie, alcuni lampanti altri meno. Su tutti spicca chiaramente il setting centrale in cui si svolge l’azione, quella Coal Hill School che oltre ad essere presente nel primissimo episodio di Doctor Who è nota anche agli spettatori degli anni più recenti come luogo di lavoro di Clara Oswald.
Ma anche solo limitandosi a seguire e valutare l’avventura in sé e per sé, Remembrance of the Daleks (qui i sottotitoli) si rivela un buon episodio, solido, interessante, in grado di offrire una storia che sa catturare l’attenzione, pur con qualche vizio di forma che ci si porta dietro dagli anni precedenti, come due cliffhanger su tre praticamente uguali (cambiando solo il soggetto coinvolto), come un paio di giri a vuoto dovuti alla serializzazione in quattro parti o come il gruppo di militari standardizzato.
Ma chiudendo un occhio su queste caratteristiche congenite alla serie classica, il risultato finale è un prodotto ben fatto, che sa intrattenere anche vedendolo ora.

Il Dottore e la sua compagna di turno, la giovane ragazza tutta anni ’80 Ace, sono sulla Terra nel 1963, dove si imbattono in alcuni militari che stanno inconsapevolmente braccando dei Dalek, i quali stanno per sferrare un attacco al pianeta per ottenere la Mano di Omega, antico artefatto dei Signori del Tempo che secondo Davros (conosciuto in Genesis of the Daleks) dovrebbe consentire ai Dalek di poter viaggiare nel tempo senza restrizioni facendoli così diventare i nuovi Timelord.
Di carne al fuoco ce n’è quindi tanta, e in effetti il serial non delude: il confronto tra il Dottore e i Dalek è ben gestito, e il fatto che ci siano addirittura due fazioni di Dalek una opposta all’altra rende le cose più interessanti, anche se forse un po’ meno chiare a livello espositivo.
Non mancano le finezze, come la comparsa a sorpresa di Davros, che sbuca fuori in modo inaspettato, ma soprattutto la ragazzina che canticchia in modo sinistro e inquietante fin dall’inizio e che avrà un ruolo determinante nello svolgimento del racconto, graziata da un’interpretazione assolutamente riuscita.
Notevole anche la scena in cui il Dottore si fa seguire da un sarcofago fluttuante come se nulla fosse, un momento che risulta divertente senza essere ridicolo.

Il Settimo Dottore è interpretato da Sylvester McCoy, che porta sullo schermo un Doctor decisamente apprezzabile. Serio ma incline all’ironia, pronto all’azione ma riflessivo, McCoy interpreta il ruolo come se fosse quello di un uomo eccentrico, misterioso ma essenzialmente buono e coraggioso, capace anche di prendere decisioni difficili, riuscendo a trasmettergli anche una certa malinconia di fondo derivata dalle esperienze accumulate durante la sua ormai lunga esistenza. L’abbigliamento che è stato scelto per lui non è il massimo, ma è sicuramente meglio di quanto indossava la precedente incarnazione, e alcuni inserti come la giacca bianca e il cappello riescono comunque a dare il giusto tono all’aspetto generale del personaggio. Anche l’ombrello poteva essere un tocco di stile interessante, se non l’avessero realizzato con quell’ingombrante manico a punto di domanda.

La sua compagna, Ace, è forse una delle partner migliori della serie classica. Questa ragazzotta che gira con giubbotto di pelle nero ricoperto di adesivi, con una maglietta sbarazzina sotto e con in mano un grosso stereo e che porta sulle spalle uno zaino sempre dotato di esplosivi è un personaggio che solo esteticamente, solo per come viene presentato, è iconico e si stampa nella memoria. Ace sa essere simpatica, scanzonata, coraggiosa, incosciente e determinata, una perfetta rappresentante dei giovani in generale e degli anni ’80 in particolare. Trovo che formi un’ottima accoppiata con il Dottore, riuscendo ad essere parte attiva in alcune situazioni ed essendo un personaggio ben caratterizzato e in grado di lasciare qualcosa allo spettatore.

Remembrance of the Daleks si conclude in maniera drammatica per Davros e i Dalek, tanto che potrebbe generare qualche perplessità nei confronti dell’atteggiamento del Dottore verso quanto accade, ma considerando la gravità degli eventi, il modo in cui la situazione era stata apparecchiata e la morale “obliqua” di cui sembra essere dotato questo Settimo Dottore, il modo in cui termina il serial può essere comunque decodificato in maniera accettabile.

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2 commenti su “Remembrance of the Daleks”

    1. Grazie per i complimenti alla recensione! 🙂
      McCoy in effetti si è rivelato un Dottore interessante, come caratterizzazione… se affronterai il resto della sua era, facci sapere le tue impressioni! 😉

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