7×00 – The Doctor, the Widow and the Wardrobe

E come sempre, dopo qualche giorno, ecco arrivare puntuale come le tasse il commento all’episodio su Serialmente. EDIT: Serialmente non c’è più, copiamo il post direttamente qui.

Because they’re going to be sad later.

Natale! Ormai sono anni che Natale vuol dire per prima cosa Doctor Who e solo dopo regali, pranzi, parenti, spirito natalizio (chi ce l’ha) e così via. Fin da subito è diventata una tradizione (tant’è che quando ho iniziato io a guardare la serie nel 2007 pensavo fosse una cosa che si tramandava da decenni) e anche quest’anno il Dottore è arrivato con quello che prometteva essere l’episodio più “christmassy” di sempre.

In realtà a me era sembrato più “christmassy” lo scorso anno!

Il Dottore precipita sulla Terra nel 1938 (dopo averla salvata da non si sa quale ennesima minaccia aliena) e viene aiutato a ritrovare il TARDIS da una simpatica signora di nome Madge. Madge vive con il marito e i due figli. Lily e Cyril.

Passano tre anni, è quasi Natale e il marito di Madge è precipitato con il suo aereo mentre sorvolava la Manica. Lei non l’ha ancora detto ai figli che si aspettano l’arrivo del padre a breve. Vanno in una casa fuori Londra (per i bombardamenti) e il custode di questa casa è… il Dottore! Che ha potenziato la casa come nemmeno in Extreme Makeover Home Edition. Tra le varie cose c’è un enorme regalo… da non aprire fino a Natale. Cyril ovviamente non resiste e di notte lo apre. E ci entra, perché il regalo è in realtà una porta su un altro mondo, una foresta innevata in teoria sicurissima (sarebbe stato il regalo di Natale da parte del Dottore), ma in pratica meno. Cyril si mette a seguire una strana creatura e dopo un po’ il Dottore e Lily iniziano a cercarlo. Per ultima anche Madge si mette a vagare alla ricerca dei figli e scopre che tutto il pianeta sta per essere riempito di pioggia acida (perché il legno sciolto è un ottimo carburante). Il Dottore e i bambini intanto sono entrati in contatto con gli alberi che hanno bisogno di un “vascello” umano per trasportare le loro “anime”. Il Dottore non va bene, non è abbastanza forte, ma… Madge sì, in quanto donna e mamma. Riescono così a fuggire dalla pioggia attraverso il Time Vortex. Per arrivare a casa Madge deve pensarci intensamente e i pensieri più intensi sono quelli con il marito… vedono quindi la scena in cui il suo aereo dovrebbe cadere e… sorpresa! Passando da quella scena illuminano abbastanza la via all’aereo che riesce a seguirli e ad atterrare senza problemi. Per questa volta Everybody lives!
Alla fine Madge intima al Dottore di andare a trascorrere il Natale con i suoi amici e lui… lo fa, presentandosi alla porta di Amy e Rory due anni dopo averli lasciati. Loro, naturalmente, avevano già un posto a tavola pronto per lui.

Natale, Natale, è l’episodio di Natale per cui everybody lives anche oltre i titoli di coda a differenza dello scorso anno dove Abigail probabilmente schiattava durante i titoli di coda.

Il titolo di origine “narniana” questa volta era solo un accenno… da Narnia si può trovare solo il fatto che fossero fuori Londra per i bombardamenti e che ci fosse un passaggio a un altro posto pieno di boschi innevati. Stop. Il “wardrobe” non era nemmeno il passaggio (era il TARDIS) e in effetti la vedova nemmeno era realmente vedova. Perché non c’è davvero nulla di timey-wimey, il tempo non viene riscritto per quanto ne sappiamo perché quando vediamo l’aereo che comincia a precipitare all’inizio non vediamo che fine faccia e la scena viene interrotta subito prima dell’arrivo del Time Vortex alla fine. Atterrando poi direttamente a Natale, non viene cambiato nulla; il telegramma viene scritto nello stesso modo e così via. Per una volta una trama estremamente lineare.

Una trama in cui il Dottore è quasi un semplice accessorio allo svolgimento della vicenda… la vera protagonista è Madge (anche i bambini sono secondari… soprattutto Cyril. Dalle foto e dal trailer sembrava il personaggio principale, invece parla appena!). Ammetto di essere stato ingannato da Madge quando si mette a piangere di fronte ai tre tizi… ho pensato “Mpf, mi sembrava un personaggio più interessante”. Finché non frega loro e me. Azz.

Ammetto di non aver pianto. Vedo molta gente che dice di aver pianto o avere almeno avuto la lacrimuccia, ma… forse non avevo avuto modo di conoscere abbastanza il padre (il Mr. Smith delle Sarah Jane Adventures!) o forse era così ovvio che alla fine se la sarebbe cavata che non mi ha toccato. O forse invece magari sono un orso insensibile, anche se questa definizione la terrei da parte per quel paio di persone che ritengono questo l’episodio più brutto di tutti i tempi e si stracciano le vesti… se non ci foste bisognerebbe inventarvi! Sono rimasto invece sorpreso dal numero di persone che ha detto di aver adorato l’episodio (e appunto di aver pianto). A me è piaciuto abbastanza, ma non a livelli da River Song o da “Blink” (non che me li aspettassi… è Natale.) Meglio per loro!

Una cosa che è piaciuta credo a tutti (tranne, ne sono certo, ai Ponds-haters. Ponds-haters, andate a vedere i film di Vanzina!) è la scena finale. Il Dottore che si “arrende” e torna dalla sua famiglia a Natale. Letteralmente “famiglia”, sono i suoceri dopotutto… e non sarebbe stato male se ci fosse stata River, ma immagino che quel giorno di riprese Alex Kingston fosse dall’altra parte del pianeta. E naturalmente Amy e Rory (abituati ad aspettare) lo accolgono come se nulla fosse. E lui… si commuove! Ecco, qui sì che stavo per commuovermi anch’io.

Matt Smith si riconferma (diventeremo noiosi a furia di ripeterlo) forse il più grande Dottore di tutti i tempi.

Apriamo ora invece l’angolo della continuity maniacale.

L’angolo della continuity maniacale

Due anni… quindi in futuro, quando ricompariranno Amy e Rory, sarà nel 2014? In “The Eleventh Hour” quando alla fine saltano due anni la cosa è facile da spiegare… era tutto (tranne l’inizio) ambientato nel 2008 e l’ultima scena nel 2010. Tanto non citando mai le date non ci sono poi queste grandi differenze in un paio d’anni (mica siamo in Lost dove il modello di cellulare ci fa capire che quello non è un flashback). E in passato è già stato fatto… quando Rose viene portata a casa dal Dottore un anno più tardi, l’anno di sfasamento viene mantenuto fino alla fine.
D’altro canto rimane la curiosa questione irrisolta di Amy e Rory in “Closing Time“. E quell’”un anno dopo” in “Blink” non ha mai avuto del tutto senso (tutta la storia era un anno prima? Oppure il finale era un anno dopo? In entrambi i casi Martha ha viaggiato meno di un anno con il Dottore! Forse.)
Dicevo “non citando mai le date”… cosa che invece negli ultimi due anni è sempre stata fatta in maniera molto esplicita. Quindi… boh? Magari nei prossimi anni le date attuali avranno meno importanza. Vedremo.

Non che sia la cosa più importante del mondo, ovviamente, è solo divertente.

Il Dottore non si fa nemmeno chiamare Dottore (seppur non nascondendo il suo nome). “Caretaker” è il suo appellativo in questo caso. Che sia un caso o che sia l’inizio del suo essere in incognito non è dato a sapersi. D’altra parte, come già si diceva, che ne sanno gli altri (il Silenzio & C.) se quello è il Dottore prima dello Utah o dopo lo Utah?

E sempre a questo proposito, i “900 anni” sono tornati a far capolino nei discorsi. (In teoria dovrebbe avere l’età dichiarata in “The Impossible Astronaut“. Sempre che non fosse una balla per giustificare l’aspetto lievemente diverso… e tutti i tic che aveva e che in realtà erano dovuti al fatto che non fosse realmente lui. L’ho notato solo ora, sì, uccidetemi.) Ormai direi che è quasi certo che qualsiasi età abbia se li abbassa sempre a 900 per sembrare più giovanile. Tipo Yoda.

Per il resto poco da dire… la trama si richiudeva un po’ su se stessa visto che tutto era in posizione per far avvenire una profezia che non si sa bene da dove fosse uscita e il Dottore fa come già detto solo da tramite affinché Madge possa salvare la foresta e indirettamente anche suo marito.

Non ci sono cattivi! Variante apprezzabile. Certo ci sono i cattivoni che mandano la pioggia acida, ma il messaggio ecologista è solo vagamente accennato… non si passa troppo tempo a condannarli (d’altra parte è ovvio che sciogliere una foresta con l’acido non è una cosa molto simpatica, non serve ribadirlo) e i tre tizi che vediamo non sono particolarmente cattivi, sono semplici tecnici/soldati. Simpatica la faccenda del maschio/debole vs. femmina/forte. Una banalità riaffermata in maniera tranquilla. L’unico vero “insegnamento” (se così vogliamo chiamarlo) realmente interessante e profondo dall’episodio io l’ho trovato altrove, invece. Nel discorso tra Madge e il Dottore nella stanza dei bambini, quando lui sostanzialmente la psicanalizza per spiegarle perché non li vuole vedere felici (visto che poi saranno tristi) spiegandole che è proprio il motivo per cui devono essere felici. Perché non lo saranno più dopo. Scena meravigliosa.

In definitiva, buon speciale di Natale… nulla di fantasmagorico, ma buon speciale di Natale… anche se io ho preferito gli sviluppi timey-wimey dello scorso anno (ma quello sono io).

“The Doctor, the Widow and the Wardrobe” è stato scritto da Steven Moffat
(Grazie a Morry, che con me e altri cura Doctor-Who.it, per l’aiuto!)

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